Novità Borderlands: The Pre-Sequel

Novità Borderlands: The Pre-Sequel


Quando Gearbox si mette al lavoro su Borderlands ci fidiamo ciecamente. Perché i creatori di questa serie sanno esattamente cosa fare per rendere divertente il loro prodotto.

Eppure, all’annuncio di Borderlands: The Pre-Sequel non si è sollevato lo stesso entusiasmo che percepimmo quando venne svelato il secondo capitolo della saga. Forse l’annuncio non è giunto nel momento più opportuno, forse la febbre della next gen ha fatto scendere l’entusiasmo nei confronti dei titoli current gen only, o forse questo Borderlands non sembra troppo diverso dai predecessori. Resta il fatto che The Pre-Sequel è un gioco che entra a pieno titolo all’interno di questa straordinaria saga e – senza troppe sorprese – c’è più di un elemento che lo rende meritevole del vostro interesse.

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Il peso sulla Luna è la metà della metà

Partiamo dal presupposto che questo nuovo Borderlands è in ogni suo aspetto un Borderlands. Non si tratta di uno spin-off o di un gioco ridotto rispetto agli altri titoli: The Pre-Sequel è esattamente quello che ci saremmo aspettati da un altro capitolo della saga. Così come avvenne nel passaggio da Borderlands a Borderlands 2, questo nuovo titolo introduce alcuni elementi di gameplay alla formula originale, pur restando fortemente incentrato sul multiplayer cooperativo che ha da sempre caratterizzato la serie.

Gli elementi di gameplay nuovi sono legati alla particolare ambientazione del gioco, che questa volta si sposta da Pandora alla luna che vi orbita attorno, Elpis. Il satellite naturale di Pandora è un luogo ostile, privo di atmosfera e dotato di una gravità radicalmente più bassa rispetto al pianeta dei precedenti giochi. Ne deduciamo l’introduzione di meccaniche di gioco completamente inedite, che passano attraverso la gestione dell’ossigeno fino alle evidenti differenze nei movimenti.

La gravità ridotta di Elpis consente al giocatore di effettuare dei balzi molto più elevati, nonché di saltare per lunghe distanze semplicemente prendendo una buona rincorsa. Allo stesso modo, è possibile cadere da grandi altezze senza spiaccicarsi al suolo o, al limite, di utilizzare dei retro-razzi poco potenti per frenare qualunque caduta o galleggiare a mezz’aria per un breve tempo. Questa importante variazione nella gravità consente al giocatore di sfruttare alcune tattiche di combattimento avanzate: nello specifico, si può compiere una sorta di attacco stealth balzando sopra ai nemici ignari e colpendoli dall’alto con una pioggia di proiettili, per poi adagiarsi dolcemente al suolo dopo averli sterminati. O, ancora, è possibile sfruttare quello che gli sviluppatori chiamano “butt-slam” – il “colpo con le chiappe” – che permette al giocatore di schiantarsi a terra dopo un balzo provocando un attacco tellurico che mette fuori combattimento i nemici in una piccola area. Infine, la gravità di Elpis permette un maggiore sviluppo verticale delle mappe che, a fronte di una dimensione apparentemente ridotta rispetto alle vastità di pandora, offrono enormi possibilità in termine di esplorazione.

La seconda meccanica, anch’essa introdotta dalle particolarità di Elpis, è data dall’ossigeno. Il giocatore dispone infatti di una barra che misura l’ossigeno rimasto, ed è dunque costretto periodicamente a ricaricare le proprie riserve entrando in apposite aree pressurizzate. Non si tratta di un’operazione particolarmente laboriosa, e il gioco non è certamente qualificabile entro i confini del genere “survival”: le riserve di ossigeno sono sufficienti per diversi minuti, e le aree di ricarica sono frequenti e facilmente accessibili. In ogni caso, bisogna tenere conto della cosa e talvolta si è costretti a ripiegare dal combattimento proprio per permettere al nostro alter ego di respirare.

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L’esercito di Jack

Jack il bello è tornato. O, meglio, Jack il bello si sta affermando. La sua presenza su Elpis è legata al tentativo di creare un grande esercito di robot, in quanto la luna di Pandora sembra contenere tutte le risorse necessarie.

Al contempo, Elpis è abitata da una strana razza di mostri piuttosto aggressivi chiamata Kraggons, oltre ai consueti predoni e folli già visti su Pandora, che qui si ritrovano agghindati da apposite tute spaziali per risultare minacciosi anche senza ossigeno.

La presenza di una storia che ci vede alleati di Jack ha permesso l’introduzione di quattro nuovi personaggi, per altrettante classi. Nisha è una combattente cowgirl dotata di doppie armi da fuoco, Athena è una guerriera con spada e scudo capace di agire come boomerang, Wilhelm è il tank dotato di droni, mentre Claptrap per la prima volta sarà un personaggio giocabile (e non più un mero NPC robotico dall’inquietante ottimismo). Ogni classe dispone del consueto albero delle abilità e, nonostante la breve prova concessaci, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi alcune skill avanzate che ci hanno divertito parecchio. In particolare, abbiamo apprezzato le capacità curative dei droni di Wilhelm, che in più di un’occasione ci hanno tolto dai guai permettendoci di giungere fino al gigantesco boss di fine demo, che tuttavia non abbiamo potuto affrontare ma che ci ha lasciato l’acquolina in bocca.

 

 

Il solito Borderlands, nel bene e nel male

Nonostante le novità nel gameplay indotte dalla nuova ambientazione, quello che il prossimo ottobre troveremo nei negozi è un gioco fortemente vicino agli altri Borderlands da un punto di vista tecnico. Il titolo uscirà solo sulle console old gen e su PC, e pertanto non dobbiamo attenderci alcuna novità da un punto di vista grafico. Parliamoci chiaro: Borderlands graficamente è un bel gioco, e il cel shading contribuisce in maniera importante a rendere l’aspetto visivo accattivante. Al contempo, dopo tre iterazioni si ha la sensazione che il titolo abbia bisogno di qualche passo avanti tecnico, che tuttavia dovremo attendere in un prossimo, eventuale Borderlands next gen.